Teatro Nuovo Melograno

  Senigallia (AN), via Botticelli 30/1

Produzioni

Otello

di William Shakespeare

una produzione Compagnia Nuovo Melograno
regia Catia Urbinelli
con Daniele Vocino, Cristian Strambolini, Chiara Neri, Ludovica Mancini, Catia Urbinelli, Marco Tonelli
ideazione scene e costumi Catia Urbinelli
tecnico audio / luci Riccardo Montanari

Cosa succede quando gli uomini rimangono schiavi dei loro pregiudizi, debolezze, limiti? Il Male prende il sopravvento e li logora sino alla Morte. Ogni personaggio di questo dramma soccombe per la propria meschinità, per l'incapacità di riscattarsi dalla mediocrità della sua esistenza. In questa lettura nessuno si salva, nessuno può dirsi davvero innocente. A volte le azioni determinano la condizione di vita, ogni giorno si costruisce il proprio destino e quando si alimenta l'omertà, il pregiudizio, l'invidia, l'arroganza, la paura del diverso nutre la parte peggiore dell'animo umano. Prigionieri di sé stessi non troveranno scampo se non nella morte.

in programmazione

  domenica 15 GENNAIO 2017  -    17.30

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Otello, un nido di vipere

recensione a cura di Maurizio Liverani

da www.distampa.it
L'"Otello" di Shakespeare, offerto con successo al "Teatro Nuovo Melograno" di Senigallia, rientra, con l'intelligente regia di Catia Urbinelli, in quella "concezione mediterranea" che Henry James attribuisce a Shakespeare. Qui l'Otello non è il selvaggio civilizzato da una mondanità, quella veneziana; la corte non ha raffinato l' arroganza del Moro che non sa domare la sua ira. Il modello, secondo la concezione mediterranea, è quello di un quasi "vitellone", reduce da una vittoriosa battaglia. L'Otello che conosciamo, e che ha fatto il successo di Gassman, è una "autorità" piena di altezzosità che sa solo vincere, tranne la gelosia che lo porterà a strangolare Desdemona. L'interpretazione di Daniele Vocino (un originale e imprevisto Otello) è svolta su un registro mediterraneo, quello che intravvide Henry James parlando di questo Otello dalla carnagione olivastra come di una abbronzatura da spiaggia. L'ambientazione e i volti degli interpreti appartengono allo stesso ceppo. Ne ha gli slanci ma soccombe alle debolezze, alle invidie, alle gelosie. Nulla di demoniaco al punto che è stato definito da molti esegeti una "tragedia domestica". Perché Jago (Cristian Strambolini che dà delicatezza alla sua velenosa perfidia) si comporta in questo modo? Cosa lo induce ad odiare Desdemona? Forse la meschina gelosia e l'avversione verso Otello di cui si finge amico? Perché Desdemona subisce le assurde accuse fino a soccombere? Molti sono i motivi che interessano questa singolare messa in scena. Catia Urbinelli (si distingue per bravura anche come moglie di Jago) tiene il dramma lontano dal diabolico, niente di metafisico. L'infamia di Jago si insinua in maniera subdola; le grida arrivano quando la tragedia è consumata. Il nostro compito è di segnalare l'originale evento, curato dalla stessa regista; il gioco delle luci e dei rumori, manovrati da Riccardo Montanari, e la qualità degli altri interpreti: Marco Tonelli, Chiara Neri, Ludovica Mancini. Quello che interessa sottolineare è lo spettacolo ben inquadrato nel momento storico sulla condizione della donna; essere in sintonia con il proprio tempo è una delle grandi necessità e qualità del teatro. La regia si attiene a questa regola. E va dato atto al padre dell'attore Vocino di aver profuso tutte le sue sostanze per aver creato questo "Melograno" a Senigallia, ricavandolo da una ex carrozzeria; un palcoscenico privato che, in accordo con tanti spazi dello stesso tipo in Italia, ha dato vita a un vero circuito teatrale che sopravanza quello, costosissimo, edificato con il denaro pubblico. La Compagnia del Nuovo Melograno restituisce fiducia a chi ama il teatro.

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